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Festa della Salute 2013
Festa della Salute 2013
La Festa della Madonna della Salute, che si festeggia il 21 novembre, non è tra gli eventi dal maggiore impatto turistico, ma è una delle feste più sentite dai veneziani, una buona occasione per scoprire la città autentica, e non solo la meta da cartolina. Il nostro hotel si trova a pochi passi dalla chiesa della Salute ed è pertanto una sistemazione ideale per chi desideri recarsi in questo importante tempio, non necessariamente solo nei giorni della festa, durante i quali diviene meta di pellegrinaggio.

Anche la festa della Salute, come quella del Redentore, ricorda una terribile pestilenza, in questo caso quella del 1630-1631, e il conseguente voto pronunciato dal Doge per ottenere l'intercessione della Vergine.

A compimento del miracolo, con la città che venne liberata dal flagello della malattia, venne edificata quella che è ancora oggi una delle chiese barocche più interessanti di Venezia, oltre che una elle più monumentali e visitate.

La chiesa ha un’architettura piuttosto originale e conserva al suo interno opere di grande pregio. Ogni anno, per la festa della Salute, viene costruito un ponte provvisorio su barche che attraversa il Canal Grande e collega la zona di Santa Maria del Giglio con la basilica, nella quale si recano decine di migliaia di veneziani e turisti in pellegrinaggio a rendere omaggio alla Madonna, e ad accendere un cero affinché interceda per la loro buona salute e quella dei loro cari.

Un po’ di storia

Nei primi decenni del XVII secolo Venezia stava vivendo un momento decisamente difficile, sia sul piano economico che politico e sociale. È in questo contesto che, 54 anni dopo la terribile pestilenza del 1575-77, il morbo si abbatté nuovamente sulla città, mietendo decine di migliaia di vittime.

Consumata tra guerre e pestilenza Venezia era ormai ridotta allo stremo, una città praticamente paralizzata ed incapace di reagire, l’unica possibilità era affidarsi ad un miracolo.

Nonostante le severe disposizioni sanitarie la peste sembrava non cessare e il Senato ricorse quindi nuovamente all'aiuto divino, che già in passato aveva risolto la situazione positivamente.

Il 22 ottobre 1630 il doge Nicolò Contarini pronunciò il voto pubblico di erigere una chiesa intitolata alla Salute, chiedendo l'intercessione della Vergine Maria per porre fine alla pestilenza.

Venezia uscì presto dall’incubo e il morbo cessò di flagellarla. La prima pietra della nuova monumentale basilica fu posata, con la peste ancora in corso, il morbo su completamente debellato nel 1631 e nel 1687 la chiesa fu consacrata.

La chiesa

La chiesa della Salute è stata progettata dal Longhena che si ispirò ad alcune soluzioni architettoniche ideate da Palladio.

Il corpo centrale è a forma ottagonale su cui poggia una grande cupola emisferica, circondato da sei cappelle.

Le raffinate volute a spirale, stabilizzate da statue, fungono da contrafforti per la cupola, sulla cui lanterna si innalza la statua della Vergine.

La facciata principale è stata decorata dallo scultore Tommaso Rues con statue marmoree dei quattro evangelisti, mentre lo spazioso interno appare molto luminoso, grazie alle finestre delle sei cappelle laterali e a quelle del tamburo della cupola.

Il presbiterio e l'altare maggiore, disegnati dallo stesso Longhena, dominano su tutto. Il gruppo scultoreo sull'altare raffigura una Madonna col bambino, a rappresentare la Salute che difende Venezia dalla peste.

La pavimentazione è in tessere di marmi policromi.

Oltre a pregevoli, e note pale nelle cappelle, anche la sacrestia riserva non poche sorprese, come un’opera giovanile del Tiziano, che raffigura San Marco in trono, con i santi Cosma, Damiano, Sebastiano e Rocco, insieme ad opere più tarde sul soffitto: Caino ed Abele, Il sacrificio di Abramo ed Isacco, Davide e Golia.

Sempre nella sacrestia vi sono anche la grande tela che Tintoretto dedicò all’episodio delle nozze di Cana, e opere di altri importanti artisti, come: il Padovanino, Giuseppe Porta detto "il Salviati", Giovanni Battista Salvi e Palma il Giovane.

 
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